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Kolbe Day PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Domenica 11 Gennaio 2009 01:27
LA Sezione ARI della LOCRIDE 89-03 in occasione del 64° anniversario della morte di San Massimiliano Maria KOLBE
ORGANIZZA: - il KOLBE DAY


SP3RN

Il 14 agosto 2005 ricorre il 64° anniversario della morte di San Massimiliano Maria Kolbe avvenuta nel lager di Auschwitz ove era stato deportato.
In occasione della citata ricorrenza, il prossimo 14 agosto, dalle ore 00.00 alle ore 24.00 UTC, sarà attiva una stazione speciale operata dagli OM della Sezione ARI della Locride.
A tutti i radioamatori che la collegheranno sarà invita una QSL speciale a ricordo dell'evento.

Solo tre settimane prima della deportazione aveva ottenuto il nominativo di radioamatore SP3RN.
Questo Martire del XX secolo, che dedicò la propria vita all'assistenza del prossimo, è da sempre considerata il Santo patrono dei radioamatori e noi crediamo che vada ricordato degnamente per non dimenticare un uomo che ha sempre dimostrato passione nei confronti nei nuovi mezzi di comunicazione e della tecnologia, in particolare della radio.

Si riporta una nota biografica di San Massimiliano Kolbe SP3RN :
Massimiliano Kolbe nasce nel 1894 in un piccolo paese polacco, da genitori che gestivano un piccolo laboratorio di tessitura. Entra nel seminario dei francescani conventuali nel 1907 a tredici anni e nel 1910 diviene novizio. Tra il 1912 e il 1919 compie gli studi a Roma, dove nel 1915 si laurea in filosofia e nel 1919 in teologia. I suoi interessi spaziano nella fisica e nella matematica e si spinge fino a progettare nuovi tipi di aerei e apparecchiature. Nel 1927 Massimiliano Kolbe inizia la costruzione di un'intera città a circa 40 km da Varsavia e la chiama "Niepokalanow": città dell'Immacolata, a cui Massimiliano è particolarmente devoto. Il giovane Massimiliano ha una concezione cavalleresca della vita, al modo degli antichi cavalieri medioevali: ma la sua dama è la Madonna. Da parte sua ha una devozione totale e gentile: chiama la Madonna con i nomi più teneri e familiari, come solo i polacchi sanno fare, profondamente convinto che i cristiani devono diventare "cavalieri dell'Immacolata", e fonda una associazione. È la "Milizia dell'Immacolata". La capacità di Massimiliano Kolbe di trascinare gli altri dietro questo suo ideale cavalleresco è data da queste cifre: dopo una decina di anni o poco più a Niepokalanow vivono 762 religiosi: 13 sacerdoti, 18 chierici, 527 religiosi conversi, 122 giovani aspiranti sacerdoti, 82 giovani aspiranti religiosi conversi. I frati di Massimiliano sono capaci di tutto: dall'organizzare il corpo dei pompieri a prendere il brevetto di pilota, a studiare per diventare direttore d'orchestra in modo da poter curare personalmente la registrazione di dischi, a imparare i sistemi di regia cinematografica. P. Massimiliano Kolbe che fonda, e dirige per i primi anni, questa enorme comunità, e ne resta sempre l'animatore, è descritto così:
"Era tenace, ostinato, implacabile... Era un calcolatore nato: calcolava e raffrontava senza posa, valutava, fissava, combinava bilanci e preventivi. Se ne intendeva di tutto: di motori, di biciclette, di linotype, di radio; conosceva quello che costava poco e quello che costava molto; sapeva dove, come e quando era opportuno comperare… Non c'era sistema di comunicazione troppo veloce per lui, il veicolo del missionario, diceva spesso, dovrebbe essere l'aereo ultimissimo modello ". Fu arrestato una prima volta assieme ad alcuni suoi frati.. Li confortava con queste parole: "coraggio, andiamo in missione ". in un primo tempo là Città dell'Immacolata fu adibita a ospedale con un ufficio della Croce Rossa. Pian piano si riempiva di rifugiati e di scampati, accolse 2000 espulsi dalla Polonia e alcune centinaia di ebrei. I tedeschi cominciarono a considerarla come un campo di concentramento. Liberato una prima volta, P. Kolbe riorganizzò la città per la sopravvivenza di tutti i rifugiati organizzando infermeria, farmacia, ospedale, cucine, panetteria, orto e altri laboratori. Il 17 febbraio 1941 viene arrestato per la seconda volta. Dice: " Vado a servire l'immacolata in un altro campo di lavoro ". Il nuovo campo di lavoro è quello di Auschwitz . Tutta l'energia di questo uomo fisicamente fragilissimo (malato di tisi, con un solo polmone) è ora messa a confronto con la sofferenza più atroce. Una sofferenza che lo colpisce sistematicamente, come gli altri e più degli altri, perché appartiene al gruppo dei preti, quello che per odio e maltrattamenti è accomunato agli ebrei. Diventa il n. 16670 . Comincia tirando carri di ghiaia e di sassi per la costruzione di un muro del crematorio: un carro che doveva essere tirato sempre correndo. Ogni dieci metri una guardia con un bastone garantisce la persistenza del ritmo. Poi a tagliare e trasportare tronchi d'albero. A lui, perché prete, toccava un peso due o tre volte superiore a quello dei suoi compagni. Lo vedono sanguinare e barcollare. Non vuole che gli altri si espongano per lui. Poi venne quel giorno in cui un detenuto del blocco 14 riuscì a fuggire. Padre Kolbe era stato assegnato a quel blocco solo da pochi giorni. Per tre ore tutti i blocchi vennero tenuti sull'attenti. Alle 9, per la misera cena, le file vengono rotte. Il blocco 14 dovette stare immobile mentre il loro cibo veniva versato in un canale. Il giorno dopo, il blocco rimase tutto il giorno allineato immobile, sulla piazza: guardati, percossi, digiuni, sotto il sole di luglio: distrutti dalla fame, dal caldo, dall'immobilità, dall'attesa terribile. Chi cadeva veniva gettato in un mucchio ai bordi del campo. Quando gli altri blocchi tornarono dal lavoro si procedette alla decimazione: per un prigioniero fuggito dieci condannati a morte nel bunker della fame. Un condannato al pensiero della moglie e dei figli grida. A un tratto il miracolo. P. Massimiliano esce dalla fila, si offre in cambio di quell'uomo che nemmeno conosce. Lo scambio viene accettato. Il miracolo per intercessione di P. Kolbe, Dio lo compie in quell'istante. Non molti udirono. Ma tutti ricordano un particolare... Kolbe uscì dalla fila e si diresse diritto, "a passo svelto" verso il Lagerfuehrer Fritsch, allibito che un prigioniero osasse tanto. Per il Lagerfuehrer Fritsch i prigionieri erano solo dei numeri. P. Kolbe lo costrinse a ricordare che erano uomini, che avevano una identità. "Che cosa vuole questo sporco polacco? ". "Sono un sacerdote cattolico. Sono anziano (aveva 47 anni). Voglio prendere il suo posto perché lui ha moglie e figli ". Da quel giorno, da quella accettazione, il campo possedette un luogo sacro. Nel blocco della morte i condannati vennero gettati nudi, al buio, in attesa di morire per fame. Non venne dato loro più nulla, nemmeno una goccia d'acqua. La lunga agonia era scandita dalle preghiere e dagli inni sacri che P. Kolhe recitava ad alta voce. E dalle celle vicine gli altri condannati gli rispondevano. La fama di ciò che avveniva si sparse anche negli altri campi di concentramento. Ogni mattina il bunker della fame veniva ispezionato. Quando le celle si aprivano quegli infelici piangevano e chiedevano del pane; chi si avvicinava veniva colpito e ributtato violentemente sul cemento. P. Kolbe non chiedeva nulla non si lamentava, restava in fondo seduto, appoggiato alla parete. Gli stessi soldati lo guardavano con rispetto. Poi i condannati cominciarono a morire; dopo due settimane erano vivi solamente in quattro con P. Kolbe. Per costringerli a morire, il 14 agosto 1941, venne fatta loro una iniezione di acido fenico al braccio sinistro. Giovanni Paolo Il, predicando ad Auschwitz , ha detto: "In questo luogo che fu costruito per la negazione della fede, della fede in Dio e della fede nell'uomo, e per calpestare radicalmente non soltanto l'amore ma tutti i segni della dignità umana, dell'umanità, quell'uomo (il P. Kolbe) ha riportato la vittoria mediante l'amore e la fede".

L'Awa rd Manager IK8YDP

 

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